UNA FINESTRA SUL CIELO....ciò che vedo al di là restando qui.
(tutto quel gran parlare dell'io o del suo svuotamento.)
Nel Cerchio donne e uomini si incontrano per condividere le loro storie... Per sperimentare una comunicazione più autentica e piena in cui le differenze possano essere viste, riconosciute e celebrate. Per conoscersi più in profondità, là dove la cultura non ha ancora sommerso quel desiderio di pace che abita in fondo ai nostri cuori feriti.
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sabato 5 maggio 2018
dice il saggio
Oggi ci troviamo per una riunione.
Sandra ci propone questi due aforismi di un certo rabbino...
"Il giorno è breve (ossia, la vita è breve), e c'è così tanto da fare, ma gli operai sono pigri..."
Disse anche: "Nessuno ti chiede di completare l'opera, ma devi darle inizio".
Perciò noi cominciamo e ricominciamo, e continuiamo a ricominciare...
(Elie Wiesel, Le storie dei saggi)
mercoledì 3 febbraio 2016
L’alba delle cose
Si accorse che il destino ancora una volta li aveva portati là, riconobbe il luogo e vide la porta d'oro illuminata dal sole.
Preso dall’entusiasmo provò a spingere, anche se sapeva bene quanto fosse inutile; cercò allora la chiave e la vide, ma non poteva alzarla da solo e nemmeno girarla nella toppa i giri necessari: tre volte a destra e poi avanti, e poi due a sinistra.
Cercò dunque aiuto, ma era come se il vento portasse via le parole, non riusciva a comunicare coi compagni: "ecco... siamo arrivati”, provò a dire, ma vide che tutti erano girati da un' altra parte e la sua voce era flebile. Riprovò di nuovo “siamo arrivati, l’abbiamo trovata, è la porta d’oro, ne avevamo parlato, vi ricordate?”
Era come se parlasse al vento, come se le parole svanissero nell’aria prima di raggiungere le orecchie.
Sapeva bene che tutto, tutto era là, dietro quella porta; tutti i sogni, tutte le speranze, tutte le risposte. Dietro quella porta c'era tutto ciò che gli uomini stanno cercando da sempre; il senso e l’origine della vita. Sapeva che gli uomini erano stati generati in quel luogo, venivano da là e là sarebbero ritornati, e questo era sicuro come una freccia che lanciata verso l'alto sicuramente ricadrà sulla terra. Improvvisamente sentì un dolore profondo; il cuore, che prima stava palpitando di gioia divenne pesante e affannoso, ebbe paura, sentì che la paura aveva il potere di portarlo via.
La paura generò un senso di colpa potentissimo: "è colpa tua, hai sbagliato" gli urlava feroce nelle orecchie, ma conosceva bene quella voce, e sapeva che questa volta non l’avrebbe ascoltata.
Cercò il respiro e si rifugiò in esso, come un bambino che si aggrappa al seno della madre. Vide che era solo, gli altri si stavano già allontanando, tornavano a valle. Era stata una splendida giornata, erano felici e tornavano con gioia alle loro cose; alla famiglia, al lavoro, alle loro occupazioni quotidiane.
La paura divenne fortissima, l'avvolse un senso profondo di solitudine; guardò verso il bosco, era autunno, le foglie cadevano dagli alberi girando allegramente su se stesse, come coriandoli. Il sole scendeva lentamente colorando le nuvole e il cielo, alcuni raggi limpidi sprigionavano una luce potentissima. La porta d'oro risplendeva, luminosa come uno specchio.
Immaginò, aveva molta fantasia, che una fata fosse uscita dal bosco e fosse venuta in suo soccorso; il cuore ritornò leggero e un sorriso lieve rigenerò le labbra. Salì su una roccia e si sporse, i compagni erano ormai lontani, pensò di chiamarli, ma quante possibilità aveva che lo sentissero? Se non lo avevano sentito quando erano vicini, come potevano sentirlo ora che si erano allontanati?
Molti dubbi apparvero nella sua mente. Era veramente quella la porta d’oro? Era lui in grado di presentare delle prove certe? E se non fosse altro che una fantasia? Una sua fantasia? Poteva rischiare di farli tornare indietro per nulla? Era come se la porta d’oro non fosse altro che un sogno, un’illusione.
Si avvicinò allora alla porta d’oro e provò a toccarla, ne sentì la consistenza, la superficie liscia perfettamente levigata, cercò un indizio, un segno, ma non trovò nulla.
Percepiva un ricordo vago, lontano. Sapeva di essere già stato in quel luogo, ma non aveva alcuna prova concreta; qualcosa che provasse l’esistenza di quel mondo, una prova certa.
Nulla, non trovò nulla. Il sole era ormai tramontato e anche la porta d’oro smise di brillare, non la vedeva più.
Si avviò allora verso valle, in cielo apparve la prima stella. Si era fatto tardi, allungò il passo e raggiunse i suoi compagni. “Dove sei stato?” gli chiesero. “ Oh, nulla, mi sono fermato a guardare il tramonto, è molto bello, a un certo punto ho avuto la sensazione... “ Stava per parlare della porta d’oro, ma poi si tacque, pensò che era una cosa troppo grande, si vergognò di credere a una simile leggenda. Se poi avesse detto “ma io l’ho vista, l’ho toccata”, sicuramente l’avrebbero deriso. Così, non disse nulla, e cercò di dimenticare, di convincersi che era stato davvero un sogno, uno scherzo della mente, una illusione. Ma per quanto si sforzasse, non riusciva a dimenticare, c’era in fondo al suo cuore una nostalgia, un profumo intenso, infinito.
Valdo Immovilli
sabato 25 gennaio 2014
In un'onda sola
Non saprei perché
addosso alle persone i nomi son più belli
ma ieri d'un tratto tra collo e capelli
ho visto posarsi il dono del chiamarsi
la condanna del saperci
lo scoglio di un mare più vasto e aperto
prima che arrivi
la schiuma a confondere e farci paura
ci appoggio le mie e le tue poche cose spoglie
di senso non ne serve molto si perde
tanto si raccoglie
l’essenza nostra si legge in un’onda sola
martino
luce
Non c'è figlio che non sia mio figlio
Nè ferita di cui non sento il dolore
Non c'è terra che non sia la mia terra
E non c'è vita che non meriti amore
mi commuovono ancora i sorrisi
e le stelle nelle notti d'estate
i silenzi della gente che parte
e tutte queste strade.
Fa' che non sia soltanto mia
questa illusione
fa'che non sia una follia credere ancora nelle persone.
Nè ferita di cui non sento il dolore
Non c'è terra che non sia la mia terra
E non c'è vita che non meriti amore
mi commuovono ancora i sorrisi
e le stelle nelle notti d'estate
i silenzi della gente che parte
e tutte queste strade.
Fa' che non sia soltanto mia
questa illusione
fa'che non sia una follia credere ancora nelle persone.
('Luce' di F. Mannoia)
martedì 10 settembre 2013
«Vieni, vieni, chiunque tu sia vieni.
Sei un ateo, un idolatra, un pagano? Vieni.
La nostra non è la casa della disperazione, anche se hai tradito cento
volte una promessa... vieni»
(Gialal al-Din Rumi)
Sei un ateo, un idolatra, un pagano? Vieni.
La nostra non è la casa della disperazione, anche se hai tradito cento
volte una promessa... vieni»
(Gialal al-Din Rumi)
martedì 11 dicembre 2012
Sono Giuliana
I tempi sono duri, la vita è dura.
In compenso godetevi questo:
9th. Symphony Coral in the street -El Canto de la Alegría en la calle
PS
"... Pianto da me per certo Tu non avrai ..."
Giacomo Leopardi, Ad Arimane
martedì 20 novembre 2012
una piccolissima comunità
Sono Martino
e volevo raccontarvi una cosa per me molto importante
Domenica sera per la prima volta io e Giulia abbiamo fatto un cerchio insieme. Voglio dire solo io e lei, perché in effetti una volta abbiamo partecipato insieme ad un cerchio molto più numeroso con Sandra come facilitatrice. Io dopo quel cerchio ho partecipato ad un certo numero di cerchi (5 credo) anche questi non molto grandi ma comunque con non meno di 5 persone.
Quello di domenica era quindi un cerchio minimalista in quanto a partecipanti ma molto affiatato.
E' stato molto bello creare il centro del cerchio con alcuni oggetti a cui tenevamo molto entrambi (tra cui i semi dell'orto:-) e quello che serviva per trovarci a nostro agio come ad esempio dell'acqua da bere. Un po' come quando bisogna fare lo zaino per una passeggiata in montagna (eccola qua, sempre presente la metafora della scalata!).
Prima di iniziare abbiamo letto i suggerimenti per una comunicazione autentica che chi partecipa ad un cerchio è invitato a seguire.
Qui vorrei fare un piccolo inciso. Si potrebbero chiamare regole, non mi darebbe alcun fastidio definirle così, ma sentirli come suggerimenti è più nelle mie corde come ad esempio mi piace pensare che il facilitatore accompagna il gruppo piuttosto che guidarlo.
Sono seguiti molti silenzi e chiaramente parole e pensieri che non vi riporterò. Uno dei suggerimenti è infatti quello di non riportare al di fuori del cerchio ciò che vi viene detto poiché spesso si tratta di questioni molto intime e personali. Una cosa però voglio dirvela perché mi sembra davvero molto bella e universale.
Pensando a come chiudere il cerchio ho condiviso con giulia l'idea che mi affascina molto ossia che il cerchio, ma in particolare lo spirito comunitario che può scaturire dal suo esercizio, può essere pensato come un luogo dove sentirsi al sicuro, dove siamo liberi di essere noi stessi. Per me questo era un pensiero molto bello ma la conclusione di Giulia lo era ancora di più ed è stata quello di ringraziarmi per aver proposto di fare il cerchio insieme quella sera nonostante lei fosse inizialmente un po' titubante, il che chiaramente mi ha ricordato di quanto fossi grato a Giulia per aver voluto partecipare e per aver avuto fiducia in me. La gratitudine è il sentimento più bello che si possa provare ed era il miglior modo di chiudere questo primo cerchio della nostra piccolissima comunità!
e volevo raccontarvi una cosa per me molto importante
Domenica sera per la prima volta io e Giulia abbiamo fatto un cerchio insieme. Voglio dire solo io e lei, perché in effetti una volta abbiamo partecipato insieme ad un cerchio molto più numeroso con Sandra come facilitatrice. Io dopo quel cerchio ho partecipato ad un certo numero di cerchi (5 credo) anche questi non molto grandi ma comunque con non meno di 5 persone.
Quello di domenica era quindi un cerchio minimalista in quanto a partecipanti ma molto affiatato.
E' stato molto bello creare il centro del cerchio con alcuni oggetti a cui tenevamo molto entrambi (tra cui i semi dell'orto:-) e quello che serviva per trovarci a nostro agio come ad esempio dell'acqua da bere. Un po' come quando bisogna fare lo zaino per una passeggiata in montagna (eccola qua, sempre presente la metafora della scalata!).
Prima di iniziare abbiamo letto i suggerimenti per una comunicazione autentica che chi partecipa ad un cerchio è invitato a seguire.
Qui vorrei fare un piccolo inciso. Si potrebbero chiamare regole, non mi darebbe alcun fastidio definirle così, ma sentirli come suggerimenti è più nelle mie corde come ad esempio mi piace pensare che il facilitatore accompagna il gruppo piuttosto che guidarlo.
Sono seguiti molti silenzi e chiaramente parole e pensieri che non vi riporterò. Uno dei suggerimenti è infatti quello di non riportare al di fuori del cerchio ciò che vi viene detto poiché spesso si tratta di questioni molto intime e personali. Una cosa però voglio dirvela perché mi sembra davvero molto bella e universale.
Pensando a come chiudere il cerchio ho condiviso con giulia l'idea che mi affascina molto ossia che il cerchio, ma in particolare lo spirito comunitario che può scaturire dal suo esercizio, può essere pensato come un luogo dove sentirsi al sicuro, dove siamo liberi di essere noi stessi. Per me questo era un pensiero molto bello ma la conclusione di Giulia lo era ancora di più ed è stata quello di ringraziarmi per aver proposto di fare il cerchio insieme quella sera nonostante lei fosse inizialmente un po' titubante, il che chiaramente mi ha ricordato di quanto fossi grato a Giulia per aver voluto partecipare e per aver avuto fiducia in me. La gratitudine è il sentimento più bello che si possa provare ed era il miglior modo di chiudere questo primo cerchio della nostra piccolissima comunità!
il cerchio che si chiude
Non cesseremo di esplorare
e traguardo delle nostre esplorazioni
sarà giungere là dove eravamo partiti.
E conoscere il posto per la prima volta.
T.S Eliot
e traguardo delle nostre esplorazioni
sarà giungere là dove eravamo partiti.
E conoscere il posto per la prima volta.
T.S Eliot
lunedì 22 ottobre 2012
Il pellegrino è colui che cerca
accettando l'incalcolabile rischio
di trovare veramente.
Perché trovare significa
non essere più quello che eri prima,
è cambiare, morire per rinascere.
Antoine de Saint Exupéry
domenica 21 ottobre 2012
Il Sogno
Il Sogno
“Nel
cuore di ognuno c’è un desiderio di pace.
Le
ferite emotive e le esperienze di rifiuto vissute nella nostra
esistenza ci hanno resi timorosi e diffidenti nei confronti degli
altri. Cauti nell’aprirci e nel correre rischi.
Le
nostre paure ci fanno percepire il sogno della comunità come pura
chimera.
Ma
ci sono regole con le quali le persone possono ritornare a stare
insieme, guarire vecchie ferite, sperimentare la comunicazione
autentica.
La
nostra missione è quella di insegnare queste regole affinché la
speranza diventi reale, affinché il sogno si possa manifestare in un
mondo che ha quasi dimenticato la gloria di cosa significa essere
umani.”
Dal
“Philosophy statement” della FCE.
"There
is a yearning in the heart for peace. Because of the wounds
and rejections we have received in past relationships, we are
frightened by the risk of disarming ourselves. In our fear,
we discount the dream of authentic community as merely
visionary. But there are rules by which people can come
back together, and by which the old wounds can be healed. It is
the mission of FCE to teach these rules-to make hope real again-to
make the vision actually manifest in a world which has almost
forgotten the glory of what it means to be human."
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